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Ricordi confezionati: gelati e nostalgia

L'altra mattina ho acceso la televisione alle 07:30. È una cosa che non faccio mai, ma ero andata a correre presto, mi ero già fatta la doccia e nell'attesa del caffè ho pensato fosse una buona mossa per rilassarsi un pochino..era pur sempre lunedì. Davano L'isola della piccola Flo e poi Il mistero della pietra azzurra: due cartoni decisamente da palinsesto estivo. Mi ricordano proprio le vacanze: i primi minuti della giornata, con il viso e i capelli stropicciati, i pigiamini di cotone leggero e la casa in silenzio; sguardo perso dentro lo schermo nell'attesa della colazione e, davanti a me, un'intera giornata da dedicare al gioco e al divertimento fra Grest, Centri estivi, giornate in piscina o al mare.
Non esiste estate senza nostalgia.

 

Ricordi confezionati gelati

 

A m'arcord

Ricordo un tempo in cui la stagione dei bagni e degli ombrelloni non cominciava il 21 giugno, no, iniziava nel momento esatto in cui su Italia 1 passavano la pubblicità del Festivalbar.
Era il tempo in cui mamma e papà ti imponevano di scegliere fra la compilation Blu e quella Rossa e, ovviamente, i tuoi artisti preferiti, in maniera del tutto equa, si trovavano spalmati su entrambi i dischi.
All’epoca, mentre su Pacific Blue gli sbirri inseguivano i delinquenti in bicicletta per le spiagge di Santa Monica, si faceva merenda col gelato. Io e Carlotta andavamo a comprarlo da Teresa, un bar sotto casa senza alcuno slancio poetico che offriva, però, ogni genere di gioia confezionata.

 

TUTTI I GELATI DELLA NOSTRA VITA

Algida, Motta e Sammontana hanno cullato i nostri palati di bambine fra lussuriosi morsi croccanti e panna dolcemente vellutata, ci hanno rinfrescate e rese felicemente grassocce. All'epoca la smania del gelato artigianale non era ancora un trend e non si sentiva sicuramente parlare di healthy food come oggi.
Se ci ripenso, il sapore di questi gelati mi accompagna nel nostalgico ricordo dei libri per le vacanze, che aprivo appena finita la scuola, giusto per le due settimane in cui sentivo addosso ancora quel flebile residuo di senso del dovere, per poi rimanere chiusi almeno fino al 18 agosto. Ripenso ai gavettoni e alla festa di fine anno, che si svolgeva puntualmente ai Laghetti Verdi (che poi sarebbe la Pizzeria Ristorante e Gelateria Lago Verde di Treviso): mentre i genitori finivano di cenare noi ragazzi ci inoltravamo nella parte più nascosta del giardino del locale per raccogliere lucciole ed infilarle nelle lattine di Coca-Cola come trofei. Negli anni questo passatempo innocente ha lasciato spazio ad altri giochi, come quello del Postino, grazie al quale ho capito che a Edoardo non sarei mai piaciuta, anzi, preferiva di gran lunga la mia migliore amica (cliché allucinante).

In Sicilia nonna Anna aveva un freezer inquietantemente pieno di “gelatini”, come li definiva quando iniziava a tirarli fuori dopo i pasti, con una predominanza di Luke, i preferiti di mia madre. Lei riciclava sempre le vaschette Carte D’Or, così in frigorifero potevi trovare il ragù nella vaschetta del gelato al tartufo e le cotolette avanzate in quella del variegato all’amarena, però almeno limitava il consumo di plastica in tempi in cui ancora ci si pensava veramente poco.
Nella patria della granita e del gelato alla gianduia, gusto che qui al Nord difficilmente riesco a mangiare, si trovava comunque sempre spazio per un Magnum Classic.
E la Viennetta? Recentemente ne ho portata una a casa di amici e, giuro, ha suscitato un principio di lacrime di nostalgia e, sì, ho scelto la versione classica, perché quando l’ho vista nel banco del supermercato non mi sono nemmeno accorta ce ne fossero altre varianti.

Nonno Mauro la sera si sedeva davanti alla televisione con un dolcetto ed un bicchierino di Fernet Branca. Nel tempo ha accompagnato la serata con cioccolatini extra fondenti, crostate di nonna Marina e torte "versa e inforna" Cameo: questo, ovviamente, quando rimase senza nonna Marina. D'estate passava sempre a qualcosa di più fresco: la vera svolta furono i Magnum Bomboniera, che condivideva amorevolmente col suo Cocker Spaniel bianco e nero Spot: -Uno a te e uno a me!-

Poi ci sono i gelati perduti, quelli che ogni tanto appaiono come fantasmi fra i ricordi e ti chiedi se siano veramente esistiti, come il Camillino: il gelato delle teenager, forse una primissima bozza delle successive barrette salutiste, perché era piccolino e a modo suo “sano”, oltre che buonissimo. Certo quando lo mangiavo il mio ultimo pensiero era la conta delle calorie.
Se poi volevi il gelato alla frutta ti buttavi sul Solero, mentre il Calippo era la nostra concezione di ghiacciolo, ma già ai tempi della scuola andava mangiato in privato, perché i compagni di classe più intraprendenti si divertivano un mondo a deriderti con sciocche allusioni.

A mia sorella piaceva la Coppa del nonno: ancora oggi la reputo una scelta insolita per una ragazzina, sebbene rispettabilissima. Io con le coppette non avevo questo gran rapporto, le ho sempre reputate poco soddisfacenti e, poi, sempre troppo dure alle prime cucchiaiate.
Del Cornetto non mi sono mai veramente infatuata, la sua punta al cioccolato per me non è abbastanza.
Da annoverare nella mia storia di gelati confezionati giusto un paio di secessioni, che mi portarono a complessi ragionamenti e scelte difficili, imputabili al Cornetto Peanut Butter Love e ai terribili Magnum Caramel and Nuts e Magnum Double Caramel. Abbandonare la tradizione per preferire gusti innovativi mi costò caro, tuttavia ne valse la pena! 

L'estate è la stagione più bella: tormentoni, amori fugaci ai quali ripensare nei mesi freddi, notti trascorse a ballare con i piedi che affondano sulla sabbia e, poi, i gelati.

 

Mimì in Cocotte

Martina Tripi
info@mimiincocotte.it