Mimì in Cocotte

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Amarfood - Qual è il cibo della nostalgia?

MI RICORDO
Quando la domenica sera nel mio pigiamino di cotone, con le guance ancora rosse per il bagno caldo appena fatto, mamma ci metteva a tavola e ci preparava l'uovo alla coque, mentre in televisione Alberto Castagna salvava coppie dalla crisi -Love, love, love!-. Durante la cena il mio unico pensiero era come svincolarmi dal lunedì mattina, decisa a non voler andare a scuola escogitavo finte influenze e mal di pancia, per evitare la lezione di storia della maestra Camilla che, all'epoca, era il mio peggiorie incubo.

 

Ricordo i pomeriggi trascorsi a guardare gli Animaniacs mangiando lo yogurt Nesquik ed il tremendo giorno in cui chiesi alla mia babysitter di prepararmi i wurstel. Lei sapeva perfettamente che non mi piacevano ma, dopo aver tentato invano di dissuadermi, decise di procedere ugualmente, certa che avrebbe avuto la conferma che aspettava. Non tradii le sue aspettative, così, dopo il primo boccone, stabilii di aver finito -Eh no!- li dovevo finire TUTTI. Quelle rondelle rimasero a gelarsi sul piatto fino al tramonto ed io lì davanti, sotto strettissima sorveglianza. Indimenticabile!

Ricordo i Frizzy Pazzy e i lecca lecca delle Spice Girls, mangiati nella cabina vuota di turno al Lido Azzurro di Catania. Insieme alle mie cugine attendavamo il momento del bagno pomeridiano bighellonando con gli amici del mare, lontane dagli occhi indiscreti dei nostri genitori, giocando a carte e mangiando gomme da masticare all'anguria.

AMARFOOD - IL CIBO DELLA MEMORIA
Il mio cibo della memoria, quello che in me genera qualche picco di nostalgia, è un mix fatto di classiconi degli anni '90, memorabili come le caramelle gommose di Lupo Alberto. Poi ci sono i piatti di mia madre, chiaro, dalle lasagne alla pizza alta e soffice; i piatti delle nonne e quello che mangiavo a casa dei miei compagni, che spesso mi sembrava straordinario, forse, solo perché preparato da una mamma che non era la mia.

Amarfood è il mio termine per definire tutto questo, chiaramente s'ispira al neologismo felliniano Amarcord, in dialetto romagnolo a m'arcord - io mi ricordo.

Avevo promesso il lancio di questa nuova ribrica nel mese che ho dedicato alla nostalgia e così è. Un capitolo introduttivo per giustificare tutto quello che verrà. Questo è un periodo strano e difficile per scegliere di parlare di cibo, perché spesso si rischia di incappare in errori poco piacevoli. Così da una persona che cucina molto, che segue attivamente dei progetti per la propria condotta Slow Food, sentir parlare di cibo industriale può sembrare inappropriato ma, specificando il contesto, non è così. 
L'ho già detto qui, per me il cibo non è solo gusto, non è solo etica o politica, non è solo estetica. Il cibo è storia e se penso alla mia, ci butto dentro tutti i ricordi di quello che ho mangiato: buono, cattivo, sano, grasso, dietetico, fresco, genuino, confezionato.
Certo, penso anche alla cucina casareccia, quella siciliana, quella veneta, penso ai piatti esotici che ho imparato grazie alle mie radici variegate e ricche, che mi portano fino alla Somalia, ma Star, Mulino Bianco, Algida e Barilla mi hanno cresciuta e, quindi, i loro prodotti appartengono alla palette di sapori che compone il mio bagaglio gastronomico e culturale.

Ad ogni boccone è legato un sapore, ad ogni sapore un ricordo, ad ogni ricordo un luogo, ad ogni luogo una persona.

 

Amarfood 1

Mimì in Cocotte

Martina Tripi
info@mimiincocotte.it